Quarantennale della legge Basaglia

Quarantennale legge Basaglia

Una rivoluzione incompiuta

Si parla di portata rivoluzionaria della legge Basaglia o della legge 180, concordo con questa valutazione; già è stata una rivoluzione la chiusura dei manicomi, il superamento di una ingiustizia profonda a danno di molte migliaia di persone brutalizzate in residenze e contesti disumani ed escludenti. Oggi viviamo “un bel mondo”. (confronto fra mio figlio e una mia cognata)

Basaglia poi proponeva una seconda rivoluzione vale a dire il cambio di paradigma nell’affrontare la persona con disagio psichiatrico, è un cittadino e come tale va considerato non più un paziente e quindi si deve guardare in faccia il malato non la malattia. Questa seconda parte della legge è stata considerata ed attuata dove Basaglia e suoi collaboratori hanno operato e per alcuni anni in varie parti d’Italia, anche a Ravenna sono state attuate scelte positive per dare dignità alle persone con disagio poi a partire dagli anni 80 del secolo scorso quasi ovunque ha avuto il sopravvento la potenza farmacologica. Probabilmente la legge Basaglia non è stata al centro dei programmi universitari per diventare psichiatri o psicologi e nei territori, quasi ovunque si è preferito stare all’ombra dell’indirizzo psicofarmacologico non del tutto superando la cultura della pericolosità, purtroppo, e così non è decollata la seconda rivoluzione.

Nei primi anni 90 di fronte alla prospettiva di avere figli malati mentali in carriera, perché solo curati farmacologicamente e non presi in carico ed aiutati a fare percorsi di guarigione molte famiglie hanno dato vita all’associazionismo dei familiari . A Ravenna nel 1994 siamo sorti come Comitato e nel 1995 abbiamo dato vita a PORTE APERTE, associazione di familiari per la salute mentale poi da alcuni anni diventata Romagnola. Continua a leggere

Comunicato

C O M U N I C A T O

L’8 agosto 2018,  una delegazione di PORTE APERTE della Romagna, presso la sede del DSM-DP romagnolo a Forlì, ha incontrato il Direttore, dr Claudio Ravani.

L’incontro è stato chiesto da PORTE APERTE della Romagna per avere informazioni sulla decisione dell’ AUSL Romagna sul Dr Bosio, il cui mandato è già scaduto e che doveva essere già andato in pensione, ma risulta che non essere pensionabile per insufficienza di contributi versati.

A seguito di questo imprevisto la Direzione dell’AUSL Romagna ha deciso di permettergli altri 4 mesi alla direzione del CSM di Cesena.

Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a questa scelta per i gravi danni provocati dal Friulano.

Abbiamo poi posto all’attenzione del Dr Ravani altri 2 argomenti:

  1. la proposta dello psicologo dr Lasagna di sperimentare a Forlì il Dialogo Aperto;
  2. la nostra proposta di fare entro il 2018 un’iniziativa su cosa comporta una reale presa in carico di una persona con disturbo psichiatrico.

Il confronto con il dr Ravani è stato molto aperto, ci ha dimostrato il suo apprezzamento per le proposte; si è dimostrato interessato a sperimentare il Dialogo Aperto a Forlì.
C’è necessità di approfondire alcune indicazioni fatte dallo psicologo  Lasagna, che incontreremo, nelle prossime settimane.

Sulla reale presa in carico c’è l’impegno di organizzare una intera giornata, insieme,  a dicembre 2018, a Cesena, quando il Dr Ravani subentrerà nella Direzione del CSM cesenate, al Dr Bosio.

Proposte presentate al dr Tamagnini dell’AUSL Romagna

 

Gennaio 2018     Proposte presentate al dr Tamagnini dell’AUSL Romagna

 

Progetto Terapeutico-Riabilitativo Personalizzato: diffusione della pratica del PTRP (o PTRI) che deve sempre prevedere e promuovere il coinvolgimento dell’utente (e, col suo assenso, della rete familiare) e la sua formalizzazione attraverso la certificazione del “consenso informato”) . L’elaborazione, la gestione e il monitoraggio partecipati del PTRP deve diventare progressivamente, in tempi brevi-medi, il fulcro centrale e sistemico di tutto l’intervento nel campo della Salute Mentale, a partire dalla gestione degli esordi e dalle situazioni più gravi e complesse.

Continuità dei percorsi: va garantita  la continuità dei percorsi di cura e di riabilitazione-inclusione sociale, dalla fase adolescenziale alla età adulta/anziana ( superando l’attuale separatezza culturale, istituzionale e organizzativa tra NPSIA e Psichiatria Adulti/DP/DI).

Budget di salute: progressivo sviluppo del modello di intervento del BdS, con programmazione e    coordinamento a livello di Distretto e con la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, professionali e sociali previsti (associazionismo degli utenti e dei familiari compreso); a partire dalla fase di sperimentazione in corso in alcuni distretti romagnoli  ( al cui monitoraggio vogliamo partecipare, anche se fino a poche settimane fa ne siamo stati tenuti all’oscuro);

Carenza di organici: va rapidamente superata l’ attuale pesante carenza di organici: occorrono assolutamente nuove assunzioni,  non necessariamente solo di psichiatri, vista la difficoltà di reperirli; non essendo più preminente questa figura professionale devono essere assunti altri professionisti ( psicologi, educatori, …) per aumentare quantità, qualità ed efficacia degli interventi psicoterapeutici e di inclusione sociale.

Formazione del personale e presa in carico globale della persona: sono necessari maggiori investimenti nella formazione del capitale umano del DSM attraverso lo sviluppo diffuso di attività di formazione/riconversione professionale orientate al modello di intervento bio-psico-sociale e alla pratica di lavoro in equìpe integrate/multiprofessionali. Formazione che consolidi la cultura e la competenza professionale della “presa in carico globale della persona” attraverso l’intervento socio-sanitario integrato capace di superare la fallimentare pratica attuale basata, esclusivamente o in assoluta prevalenza, sulla gestione ambulatoriale di psicofarmaci. Rispetto ai quali, del resto, andrebbe sempre garantita una somministrazione consensuale appropriata e periodicamente monitorata che ne permetta, nel contesto appunto di un più ampio intervento terapeutico-riabilitativo, una loro progressiva diminuzione, capace di limitarne e contrastarne i comprovati effetti collaterali negativi sulla salute anche fisica degli utenti (v. Audit e ricerca regionale in corso  ..). Presa in carico che sul versante dei bisogni di inclusione sociale necessita di un maggiore e più qualificato e integrato intervento degli attori pubblici delle politiche  dei Servizi Sociali, della Casa, della Istruzione, della Formazione e del Lavoro oltre che di altri attori e risorse (pubbliche, private  e privato-sociali) delle comunità locali. E’ perciò necessario, a livello distrettuale, avere sedi partecipate comuni di programmazione e gestione  degli interventi

Formazione utenti e familiari: avvio in ogni ambito territoriale/distrettuale di attività di formazione per le famiglie, per gli utenti e per i volontari dell’associazionismo (es., cicli di incontri di psico-educazione per familiari, formazione di facilitatori sociali/UFE utenti-familiari-esperti,…); specifiche attività di promozione e sostegno alla crescita dell’associazionismo degli utenti (particolarmente debole in Romagna).

Risparmi finanziari e reinvestimenti: reperimento di risorse finanziarie attraverso decise politiche di risparmio nella riduzione dei farmaci e delle residenze per reinvestirle sia in programmi di estensione e qualificazione di interventi verificati come centrali rispetto alla prospettiva della “recovery ( appartamenti supportati, formazione al lavoro e tirocini lavorativi, attività di inclusione sociale, …), sia in sperimentazione di progetti-modelli-metodi innovativi.

 

 

Monitoraggio e valutazione partecipata degli esiti dei programmi e delle attività di intervento: individuazione di indicatori, modalità e sedi (CUFO,…); in particolare, produzione periodica di report informativi e relativa organizzazione di regolari sessioni periodiche di confronto (es. Conferenza annuale o biennale sullo stato e le prospettive del sistema della Salute Mentale romagnola) capaci di operare documentati consuntivi valutativi e di individuare programmi di sviluppo e miglioramento degli indirizzi e delle pratiche concrete di intervento.

CSM (Centro Salute Mentale) deve essere con chiarezza centrale nei Servizi di Salute Mentale, ne ha la responsabilità del governo degli stessi e dei processi progettuali. Il CSM deve garantire maggior attenzione all’accoglienza degli utenti con adeguata informazione e spazi confortevoli

-“Durante e Dopo di Noi” è un problema relativamente nuovo e di notevole portata, la popolazione cresciuta dopo la chiusura dei manicomi è giunta ad una età in cui rimane senza famiglia oppure con genitori molto anziani. Servizi sociali e sanitari sono chiamati anche dalla recente legge sul “Dopo di Noi” ad intervenire per dare un aiuto alle persone sole e non autosufficienti. Al sanitario, in particolare, si chiede di partecipare alla progettazione per una soluzione abitativa ed a mettere a disposizione operatori domiciliari durante e Dopo di Noi.

CUFO: valorizzazione dei CUFO di ambito e del CUFO romagnolo (che però è ancora da costituire !) e della loro funzione centrale sia di monitoraggio e valutazione della attuazione concreta delle politiche e degli indirizzi operativi, che di proposta-progettazione dei necessari miglioramenti. Per quanto riguarda questo primo (ritardato)  anno di decollo dei quattro Cufo territoriali, ci risulta una grande e scoordinata differenza di situazioni e già mancanze o ritardi di ascolto per quelli che, costituitisi correttamente, hanno subito cominciato a lavorare e a elaborare prime analisi e richieste di confronto con le dirigenze del DSM e dell’AUSL.

“Dialogo Aperto” : chiediamo al Ministero della Sanità, all’Assessorato regionale alla Sanità e all’AUSL Romagna di allargare la sperimentazione del modello del “Dialogo Aperto” anche nel territorio romagnolo; prevedendo l’investimento di risorse formative aggiuntive allo scopo di costituire le relative equipe di operatori per il suo decollo.

Informazione, comunicazione, partecipazione . Chiediamo una più continuativa, sistematica e tempestiva informazione e diffusione alle associazioni di utenti e familiari di tutta la documentazione relativa agli atti di indirizzo e decisione dell’AUSL e del DSM romagnoli nel campo complessivo della Salute Mentale (NPIA,DP,DI, Psichiaria Adulti) al fine di comunicarla e diffonderla presso i nostri soci per alzare e qualificare  il nostro livello di informazione e   consapevolezza e quindi  il potenziale di partecipazione. A questo scopo sarebbe molto utile un investimento che (anche con la nostra collaborazione) permetta di utilizzare al meglio le nuove tecnologie informatiche.

L’anomalia cesenate: permane (e anzi si è aggravata) la critica situazione conflittuale nel DSM di Cesena ( tra la Direzione e numerosi medici, operatori, familiari/associazione “Porte Aperte”); situazione da noi da molto tempo denunciata e più volte messa a conoscenza della Dirigenza AUSL/DSM per l’individuazione (promessaci) di un suo superamento. Siamo disponibili a riverificarne i termini.

 

PORTE APERTE della Romagna