CHIUSI DENTRO E IMPASTICCATI

 

Psichiatria. Pochi soldi. Tutti a residenze
dove i malati restano tali. Ma la ricerca
dimostra che la chiave del successo è la
riabilitazione personalizzata.

CHIUSI DENTRO E IMPASTICCATI
TORNANO I MATTI

Peppe Dell’Acqua *

L’ITALIA ha rappresentato un modello avanzato di gestione nel processo di restituzione di autonomia alle persone con disturbo mentale, a partire dalla legge Ba­saglia e sino al superamento degli Opg.
È auspicabile che i passi avanti sino a ora compiuti conducano a ulteriori avanzamen­ti nella tutela della salute mentale delle per­sone, è dal rispetto della dignità che nasce l’idea stessa di terapia: così il Presidente Mattarella nel messaggio in occasione del­la giornata mondiale della salute mentale 2015 “. Ma la realtà è ben diversa.

Le morti per Tso¹ e per contenzione, i ta­gli lineari, la riduzione dell’offerta di servi­zi denunciano ogni giorno le difficoltà per tenere dignitosi livelli di assistenza e per avviare gli “ulteriori avanzamenti” auspica­ti dal Presidente.

La sottrazione di risorse viene considerata causa delle cattive pratiche e delle fiacche politiche di salute men­tale. In realtà, le principali responsabilità pendono sulle psichiatrie che lavorano su una presunta e mai dimostrata “pericolosi­tà” dei malati mentali, quella delle porte chiuse e delle contenzioni, ma anche su mo­delli operativi inadeguati, e percorsi formativi incoerenti.


Hanno
vinto la farmacologia, d’assalto e l’idea che chi sta
male s
ia pericoloso, mentre mancano i centri di assistenza h24

 Il cattivo uso delle risorse ag­grava irrimediabilmente il quadro: insuffi­cienti, al di sotto delle medie europee
(sia­mo collocati al terzultimo posto) sono di­sperse per l’acquisto di migliaia di posti let­to in comunità, istituti e cliniche dal priva­to sociale e mercantile. Si spende per pro­durre cronicità, coltivare la malattia, radicare
istituzioni e poteri economici intocca­bili, fuori da ogni possibile verifica.

Con ciò che resta delle risorse, poche e spese per le politiche della “contenzione”, diventa difficile far vivere servizi territoria­li capaci di accogliere, incontrare le perso­ne, porsi il problema della guarigione, del­la cura, dell’abitare, del lavoro, della vita quotidiana. Come ha ben sottolineato Fa­brizio Starace, direttore del Dipartimento di salute mentale di Modena, su quotidia­nosanità.it, in quasi tutte le regioni, i posti letto residenziali assorbono i due terzi del bilancio per la salute mentale, e questa ten­denza sembra essere inarrestabile.
È preoc­cupante la convergenza tra amministrazio­ni che sperperano in assenza di programmi e dì capacità di verifica e una psichiatria in­capace di interrogarsi. Tuttavia servizi di provata efficacia non mancano: sono nel Friuli Venezia Giulia, a Modena, a Pistoia, ma anche a Messina e a San Severo di Foggia. Solo per dirne alcuni tra le più radicate.
Qui si investe in centri di salute mentale h24, in progetti riabilitativi personalizzati, in programmi di abitare
as­sistito, in promozione della cooperazione sociale per l’inserimento lavorativo e in de­finitiva in reti orientate alla ripresa.

Il dominio delle psichiatrie farmacologiche, dei modelli psicologici fornisce stru­menti inadeguati per affrontare la sofferen­za delle persone, il loro bisogno di riuscire a esserci, di non scomparire. Bisognerebbe ri­cominciare a parlare di cittadini, di persone, di soggetti per ritrovare l’entusiasmo per le politiche della cura.
La ricerca mo­stra che l’integrazione è la chiave del suc­cesso terapeutico; nella cura di chi è affetto da disturbo mentale, un ruolo di primo pia­no è svolto dal territorio e dalle sue reti. Oc­corre rimuovere gli ostacoli che impedisco­no l’integrazione, ed evitare scelte che si traducono in fenomeni di istituzionalizza­zione e di marginalizzazione sociale.

 

* già direttore del Dipartimento di Salute Mentale e oggi professore di Psichiatria sociale all’Università di Trieste.

(dal Quotidiano “La Repubblica)

 

¹ Con TSO = trattamento sanitario obbligatorio, si intendono procedure sanitarie normate e con specifiche tutele, in genere di legge, che possono essere applicate in caso di motivata necessità e urgenza clinica, conseguenti al rifiuto al trattamento del soggetto che soffra di una grave patologia psichiatrica non altrimenti gestibile, a tutela della sua salute e sicurezza e/o della salute pubblica.

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