Proposte presentate al dr Tamagnini dell’AUSL Romagna

 

Gennaio 2018     Proposte presentate al dr Tamagnini dell’AUSL Romagna

 

Progetto Terapeutico-Riabilitativo Personalizzato: diffusione della pratica del PTRP (o PTRI) che deve sempre prevedere e promuovere il coinvolgimento dell’utente (e, col suo assenso, della rete familiare) e la sua formalizzazione attraverso la certificazione del “consenso informato”) . L’elaborazione, la gestione e il monitoraggio partecipati del PTRP deve diventare progressivamente, in tempi brevi-medi, il fulcro centrale e sistemico di tutto l’intervento nel campo della Salute Mentale, a partire dalla gestione degli esordi e dalle situazioni più gravi e complesse.

Continuità dei percorsi: va garantita  la continuità dei percorsi di cura e di riabilitazione-inclusione sociale, dalla fase adolescenziale alla età adulta/anziana ( superando l’attuale separatezza culturale, istituzionale e organizzativa tra NPSIA e Psichiatria Adulti/DP/DI).

Budget di salute: progressivo sviluppo del modello di intervento del BdS, con programmazione e    coordinamento a livello di Distretto e con la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, professionali e sociali previsti (associazionismo degli utenti e dei familiari compreso); a partire dalla fase di sperimentazione in corso in alcuni distretti romagnoli  ( al cui monitoraggio vogliamo partecipare, anche se fino a poche settimane fa ne siamo stati tenuti all’oscuro);

Carenza di organici: va rapidamente superata l’ attuale pesante carenza di organici: occorrono assolutamente nuove assunzioni,  non necessariamente solo di psichiatri, vista la difficoltà di reperirli; non essendo più preminente questa figura professionale devono essere assunti altri professionisti ( psicologi, educatori, …) per aumentare quantità, qualità ed efficacia degli interventi psicoterapeutici e di inclusione sociale.

Formazione del personale e presa in carico globale della persona: sono necessari maggiori investimenti nella formazione del capitale umano del DSM attraverso lo sviluppo diffuso di attività di formazione/riconversione professionale orientate al modello di intervento bio-psico-sociale e alla pratica di lavoro in equìpe integrate/multiprofessionali. Formazione che consolidi la cultura e la competenza professionale della “presa in carico globale della persona” attraverso l’intervento socio-sanitario integrato capace di superare la fallimentare pratica attuale basata, esclusivamente o in assoluta prevalenza, sulla gestione ambulatoriale di psicofarmaci. Rispetto ai quali, del resto, andrebbe sempre garantita una somministrazione consensuale appropriata e periodicamente monitorata che ne permetta, nel contesto appunto di un più ampio intervento terapeutico-riabilitativo, una loro progressiva diminuzione, capace di limitarne e contrastarne i comprovati effetti collaterali negativi sulla salute anche fisica degli utenti (v. Audit e ricerca regionale in corso  ..). Presa in carico che sul versante dei bisogni di inclusione sociale necessita di un maggiore e più qualificato e integrato intervento degli attori pubblici delle politiche  dei Servizi Sociali, della Casa, della Istruzione, della Formazione e del Lavoro oltre che di altri attori e risorse (pubbliche, private  e privato-sociali) delle comunità locali. E’ perciò necessario, a livello distrettuale, avere sedi partecipate comuni di programmazione e gestione  degli interventi

Formazione utenti e familiari: avvio in ogni ambito territoriale/distrettuale di attività di formazione per le famiglie, per gli utenti e per i volontari dell’associazionismo (es., cicli di incontri di psico-educazione per familiari, formazione di facilitatori sociali/UFE utenti-familiari-esperti,…); specifiche attività di promozione e sostegno alla crescita dell’associazionismo degli utenti (particolarmente debole in Romagna).

Risparmi finanziari e reinvestimenti: reperimento di risorse finanziarie attraverso decise politiche di risparmio nella riduzione dei farmaci e delle residenze per reinvestirle sia in programmi di estensione e qualificazione di interventi verificati come centrali rispetto alla prospettiva della “recovery ( appartamenti supportati, formazione al lavoro e tirocini lavorativi, attività di inclusione sociale, …), sia in sperimentazione di progetti-modelli-metodi innovativi.

 

 

Monitoraggio e valutazione partecipata degli esiti dei programmi e delle attività di intervento: individuazione di indicatori, modalità e sedi (CUFO,…); in particolare, produzione periodica di report informativi e relativa organizzazione di regolari sessioni periodiche di confronto (es. Conferenza annuale o biennale sullo stato e le prospettive del sistema della Salute Mentale romagnola) capaci di operare documentati consuntivi valutativi e di individuare programmi di sviluppo e miglioramento degli indirizzi e delle pratiche concrete di intervento.

CSM (Centro Salute Mentale) deve essere con chiarezza centrale nei Servizi di Salute Mentale, ne ha la responsabilità del governo degli stessi e dei processi progettuali. Il CSM deve garantire maggior attenzione all’accoglienza degli utenti con adeguata informazione e spazi confortevoli

-“Durante e Dopo di Noi” è un problema relativamente nuovo e di notevole portata, la popolazione cresciuta dopo la chiusura dei manicomi è giunta ad una età in cui rimane senza famiglia oppure con genitori molto anziani. Servizi sociali e sanitari sono chiamati anche dalla recente legge sul “Dopo di Noi” ad intervenire per dare un aiuto alle persone sole e non autosufficienti. Al sanitario, in particolare, si chiede di partecipare alla progettazione per una soluzione abitativa ed a mettere a disposizione operatori domiciliari durante e Dopo di Noi.

CUFO: valorizzazione dei CUFO di ambito e del CUFO romagnolo (che però è ancora da costituire !) e della loro funzione centrale sia di monitoraggio e valutazione della attuazione concreta delle politiche e degli indirizzi operativi, che di proposta-progettazione dei necessari miglioramenti. Per quanto riguarda questo primo (ritardato)  anno di decollo dei quattro Cufo territoriali, ci risulta una grande e scoordinata differenza di situazioni e già mancanze o ritardi di ascolto per quelli che, costituitisi correttamente, hanno subito cominciato a lavorare e a elaborare prime analisi e richieste di confronto con le dirigenze del DSM e dell’AUSL.

“Dialogo Aperto” : chiediamo al Ministero della Sanità, all’Assessorato regionale alla Sanità e all’AUSL Romagna di allargare la sperimentazione del modello del “Dialogo Aperto” anche nel territorio romagnolo; prevedendo l’investimento di risorse formative aggiuntive allo scopo di costituire le relative equipe di operatori per il suo decollo.

Informazione, comunicazione, partecipazione . Chiediamo una più continuativa, sistematica e tempestiva informazione e diffusione alle associazioni di utenti e familiari di tutta la documentazione relativa agli atti di indirizzo e decisione dell’AUSL e del DSM romagnoli nel campo complessivo della Salute Mentale (NPIA,DP,DI, Psichiaria Adulti) al fine di comunicarla e diffonderla presso i nostri soci per alzare e qualificare  il nostro livello di informazione e   consapevolezza e quindi  il potenziale di partecipazione. A questo scopo sarebbe molto utile un investimento che (anche con la nostra collaborazione) permetta di utilizzare al meglio le nuove tecnologie informatiche.

L’anomalia cesenate: permane (e anzi si è aggravata) la critica situazione conflittuale nel DSM di Cesena ( tra la Direzione e numerosi medici, operatori, familiari/associazione “Porte Aperte”); situazione da noi da molto tempo denunciata e più volte messa a conoscenza della Dirigenza AUSL/DSM per l’individuazione (promessaci) di un suo superamento. Siamo disponibili a riverificarne i termini.

 

PORTE APERTE della Romagna

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